VelaRaccontoIo, il diario di Bordo Virtuale


L’Altura - (di Giulio)

 

    Allora si era ben giovani, e non solo di vela; si era ben giovani e basta: qualsiasi orizzonte era l’Oceano, buono a misurare sé stessi - si andava. Il ché, a pensarci bene, significa che siamo ben giovani, anche di vela, ancora oggi.

    Avevamo preso una pizza, la sera, Paolo ed io. La sensuale bionda cameriera straniera, prodiga di occhiatine nel prendere le ordinazioni, era diventata un blocco di ghiaccio dopo il conto pagato, così che salire su Humito, la nostra barca, sette metri e settanta in lamellare, diventava ancor più l’inizio dell’Avventura: al diavolo le piccole tattiche terricole, viva il mare!

    Salpiamo verso le 23,00 da Fiumara, usciamo dal Tevere e il mare ci accoglie con 15-18 nodi di ponente e onde alte, che vengono da lontano. Avevamo 3 giorni a disposizione,volevamo provare l’Altura, questa magica dimensione, e avevamo deciso: prora verso il largo per 24 ore, poi dietro-front e 48 ore di tempo per tornare; vietato usare il motore all’andata, il piccolo fuoribordo di 4 cv doveva servire, all’occorrenza, solo per il ritorno.

    Facciamo rotta per sud-ovest; il primo turno tocca a me, Paolo in cuccetta sopravvento (deve provare il telo antirollio nuovo nuovo); armo il consolidato pilota automatico alla barra, camera d’aria di bicicletta alla puggia e stroppino di fine corsa all’orza.

     Si fila bene con una mano alla randa, e steso in pozzetto faccia in sù a guardare il cielo stellato, passo quasi due ore quando...BAM!!! un gran colpo, Humito non sbanda più e lo sciabordio cessa. Mi alzo e guardo in coperta: l’albero è steso orizzontale sottovento; Paolo esce affannato tirandosi dietro brandelli di telo antirollio strappato nell’orgasmo del “si salvi chi può’!”, “che c’é?!!!” “niente”, gli faccio,”abbiamo disalberato”. Era successo che la landa della sartia bassa (che era proprio sopra l’orecchio del mio amico addormentato) era saltata, l’albero s’era spezzato in due, e un buco di 30 cm di diametro faceva bella mostra di sé nel passavanti di sopravvento.

     Ora la barca è traversata e mentre tentiamo di recuperare fiocco, albero, boma, randa e cavi d’acciaio, si comincia a rollare come matti. E’ in questo preciso momento che la pizza di qualche ora prima, provando una sfrenata nostalgia dell’aria aperta, decide di tornare indietro. Lo spettacolo è deprimente: all’una di notte, uno di qua, uno di là, appoggiati alle draglie, a turno ululiamo “BUAHHH!!!” e rendiamo tutto al mare.

     Dura un’ora e mezzo, tutta la pizza in acqua e solo il fiocco in barca. Decidiamo di aprire i tornichetti: l’albero, il boma, la randa stracciata, calano, lentamente, nelle profondità.

     E cosi’, l’alba del nuovo giorno ci vede rientrare gialli come limoni, allo scoppiettante rumore del 4 cv, nel Tevere, sazi d’altura e di vela.

     Eppero’ il tutto è a lieto fine: tempo un mese avevamo trovato un albero e boma di seconda mano in legno, una randa d’occasione, sartiame nuovo e nuove lande esterne, sulle fiancate. Dato l’ultimo giro di cacciavite, in 5 siamo partiti, era agosto, per la crociera estiva. E, a parte un po’ d’acqua che entrava dai fori delle lande sulle fiancate (qualcuno si era dimenticato di siliconarli), tutto è andato a meraviglia.


Come Ho Iniziato 

 A pensarci bene da allora, di acqua sotto le barche in cui sono stato imbarcato, ne e’ passata. Tutto iniziò qualche anno fa. Era per me un periodo di grande fermento, ed era giunto il momento di fare qualcosa, cosa non lo so’, ma qualcosa! Per tale motivo, decisi di frequentare un corso di recitazione, un comunissimo corso di recitazione come ce ne sono tanti. Niente mi faceva pensare, che tanto, quel corso, avrebbe cosi’ cambiato la mia vita e il mio futuro. Ma la cosa più buffa era che tutto quello che successe dopo, non aveva niente di inerente con quello che il corso mi avrebbe insegnato. 

Durante il corso (veramente divertente), come e’ ovvio ( a meno di non avere qualche problema di socializzazione ) ho conosciuto molte persone, le più varie, tutti come me o quasi, alla ricerca di qualcosa di nuovo da imparare. Questa buona predisposizione di tutti noi, condita con una qualche coincidenza astronomica (piace il termine?), ha fatto si, che nascessero delle buone amicizie. Tra i nuovi amici, c’era una tale Giulio, uomo dal profilo inesistente e dall’aspetto del divoratore di libri incallito (infatti all’epoca era proprietario di una libreria), buffo, ma un simpatico personaggio. 

Nel mentre di una cena in sua compagnia, (nel periodo ne’ avvenivano di frequente di cene a casa mia; la convivenza con amico, ottimo cuoco di cucina macrobiotica, ed il fatto che non era tanto tempo che vivevo per conto mio, mi incitavano a farle) mi venne rivolta la fatidica domanda : “ Paolo, cosa ne’ pensi delle barche a vela?”: io esterrefatto da tale domanda, non per la domanda in sé per sé sia chiaro, ma perché  era scaturita, dal singolare invitato, senza un motivo preciso, si stava parlando di tutt’altro. Risposi goffamente che ad avercene una...sarebbe stato proprio bello! In realtà la mia banale risposta cercava di nascondere il riaffiorare di un desiderio che fino da bambino avevo sempre desiderato, ma che con il passare degli anni avevo seppellito in me: diventare un marinaio, un marinaio nel senso più classico del termine, magari imbarcato in una nave militare (il tipico frutto di una cultura cinematografica d’altri tempi). 

Seguì, dal parte del mio invitato la motivazione alla domanda, condita con la descrizione della sua barca, un Meteor di 6 metri, che era ormeggiata a Porto Ercole, ed un esplicito invito a fare una uscita nel successivo weekend! Che fico! Era la prima volta per me! Da quella uscita in poi la mia vita cambiò nettamente, può sembrare banale ma si è totalmente orientata al mare e alle barche a vela. Seguirono altre uscite diurne, notturne, d’inverno come d’estate, lunghe e corte, in più si aggiunse l’attività agonistica, le regate e quant’altro in barca a vela. Quella fatidica cena e’ stata per me come una trasfusione di acqua salmastra a cui mi sono abituato, nelle mie vene scorre acqua di mare e di frequente ne ho urgente bisogno, ogni volta devo raggiungere il mare aperto per ripulire il mio sangue salato, ovviamente per mezzo di una barca a vela. Buon Vento!!!

Paolo 25/03/2002


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